Il problema del lavoro stagionale

Il lavoro stagionale per la penisola sorrentina è la tipologia di attività prevalente. Per chi non lo sapesse si svolge durante un periodo dell’anno, solitamente coincide con l’apertura della stagione turisti che ha inizio indicativamente nel periodo di Pasqua e si protrae fino al mese di ottobre. Ovviamente ci sono aziende virtuose che sono aperte per periodi più lunghi.

Solitamente un lavoratore stagionale tende a lavorare almeno 6-8 mesi. Negli altri mesi percepisce la NASPI. Che in sostanza è definita da questo capoverso: “La NASpI è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni. Ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi di contribuzione che hanno già dato luogo a erogazione di prestazioni di disoccupazione.” La quantità di denaro corrisposta è il 75% dello stipendio medio.

Cosa significa in concreto? Che i lavoratori che hanno lavorato 6 mesi o anche 8, hanno già usufruito dei mesi di indennità previsti dalla norma ed al momento si trovano senza coperture. Inoltre non avendo iniziato a lavorare non stanno maturando mesi di lavoro che gli consentiranno di usufruire della Naspi nella fine del 2020 e inizio del 2021.

Gli interventi che ho sentito fin ora mirano a tamponare questi mesi ma non esaminano in maniera organica la disciplina della Naspi. Quali sono i problemi?

  • 1- garantire ai lavoratori stagionali la sopravvivenza in questi mesi.
  • 2-Garantire ai lavoratori stagionali uno strumento che gli consenta di sopravvivere anche qualora l’emergenza Covid termini
  • 3-Favorire il maggior numero di assunzioni possibili

Le soluzioni riguardanti il punto 1 messe in campo da governo e Regione sono i 600 Euro dell’Inps a cui si sommano i 300 della Regione. Inoltre il Ministro Gualtieri ha annunciato il prolungamento della Naspi per ulteriori due mesi, ma non sono ancora chiare le modalità. Se si riuscisse ad includere i lavoratori esclusi (ad esempio quelli dell’Hilton), credo che per tamponare siano misure sufficienti.

Per quanto riguarda il punto due, personalmente proporrei di escludere dal calcolo della Naspi le settimane di disoccupazione già erogate nell’anno 2020, riguardante quindi i mesi di lavoro del 2019. In questo modo i lavoratori avrebbero un piccolo monte ore disponibile a ricevere parte dell’assegno anche qualora i mesi lavorati nel 2020 siano molto pochi. Dovete immaginare, anche nel migliore scenario possibile, di essere assunti nel mese di luglio e lavorare fino ad ottobre. Sono tre mesi, quindi di Naspi verrebbe erogato soltanto un assegno per un mese e mezzo. Impossibile per chiunque sopravvivere. Inoltre va immaginato uno strumento ad hoc per chi non lavorerà nemmeno un giorno nel 2020, purtroppo ci saranno e saranno anche tanti.

Il punto tre è legato a due aspetti fondamentali: la ripresa del turismo e la riapertura delle aziende. Immaginando un turismo locale, italiano, garantire uno sgravio contributivo alle aziende che si impegnano a ad assumere e riaprire, potrebbe essere una strada. L’impegno dello Stato deve essere nel garantire tempi e modalità certi di spostamento all’interno dei territori, consentendo, anche se a breve termine un minimo di programmazione alle aziende.

Il decreto cura italia

Siate lavoratori, artigiani, piccoli imprenditori o professionisti nel decreto sicuramente c’è qualcosa per voi. (ed altrettante cose che vi scontenteranno)

Mantenendo, sempre più a fatica, la mia linea della sola informazione e senza fare critica ho raccolto le informazioni separandole per tema:

Qui trovate le modifiche alle scadenze fiscali con un documento ufficiale dell’agenzia delle entrate https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/?fbclid=IwAR1rQIEPH9LSfJHZhXGh6UCFKJdruh1BmS13P_GBin8ldJQnsrt24h9RSTs

Qui trovate gli ammortizzatori sociali previsti per le imprese artigiane

Qui trovate tramite l’inps le novità per tutti i lavoratori, quindi cassa integrazione e cassa integrazione in deroga https://www.inps.it/MessaggiZIP/Messaggio%20numero%201287%20del%2020-03-2020_Allegato%20n%201.pdf

Sempre dall’Inps le novità e modalità operative per i congedi parentali, il bonus baby sitter e i permessi 104 https://www.inps.it/MessaggiZIP/Messaggio%20numero%201281%20del%2020-03-2020_Allegato%20n%201.pdf

Infine il bonus di 600 euro, previsto per lavoratori autonomi e partite iva , il decreto prevede inoltre che tale bonus potrà essere richiesto anche dai lavoratori stagionali https://www.ilpost.it/2020/03/18/partite-iva-cura-italia/

Fiera del turismo a Londra

La Regione Campania ha pubblicato un avviso pubblico per la partecipazione al WTM di Londra che si terrà dal 5 al 7 novembre. L’avviso è rivolto ad aziende private e soggetti pubblici interessati.

Non ci sono costi, tranne quelli di soggiorno e trasferta.

Per partecipare bisogna avere una Pec, compilare la documentazione entro il 25 Luglio

Per maggiori info : http://www.regione.campania.it/assets/documents/manifestazione-di-interesse-wtm-2018-51i6r6r60rvamkh3.pdf

Sorrento Dream

Se dovesse capitarvi di andare all’estero, o almeno al nord Italia, quando alla fatidica domanda: “di dove siete?” risponderete “Sorrento”, vi accoglieranno una serie di aggettivi, sospiri, sorrisi che danno la misura di quanto fiabesca e talvolta stereotipata sia la visione di Sorrento per i nostri ospiti. Inoltre abbiamo la fortuna di avere un brand consolidato e diffusissimo.

In tutta risposta, a questa bella eredità e fortuna, quotidianamente facciamo di tutto per distruggerla. Invece che essere accolto in una terra fiabesca, in cui il mare e la collina si incontrano e dove si sprigiona ovunque il profumo di fiori d’aranci e salsedine nella migliore delle ipotesi all’ignaro turista lo aspetta un viaggio della speranza in circumvesuviana o un’odissea nel traffico.

La miopia delle leggi regionali e l’avidità di molti hanno ridotto il paese ad una gruviera di box auto e ad uno smisurato patrimonio edilizio abusivo, che spesso nulla ha a che vedere con la necessità.

La pochezza delle amministrazioni locali fa sì che non ci sia un coordinamento tra i comandi vigili e gli uffici tecnici, ognuno chiude le strade e fa lavori ‘alla buona’. Per non parlare dei cartelloni e delle manifestazioni, non si tenta minimamente di creare uno spazio unico per una rassegna di qualità itinerante per i Comuni. Senza nulla togliere alle autonomie territoriali, per i nostri ospiti non esistono Piano,Meta e S.Agnello, nella loro testa il comune unico è già realtà. In particolare a Sorrento, si registra anno dopo anno una diminuzione della qualità del turismo e un’invasione dei turisti mordi e fuggi che rischiano di portare solo un progressivo abbassamento della qualità della vita dei cittadini.

 

Perché tutta questa lamentazione?

Il nostro ‘brand’ si basa sull’immaginario, sulla costruzione di un sogno fatto di bellezza fuori dal comune, che la nostra terra ha ancora la fortuna di offrire. Badate bene, è pura fortuna. Ora è il momento di metterci l’impegno e del nostro, altrimenti questo fragile sogno rischia di rompersi nelle nostre mani e far precipitare la penisola sorrentina in un abisso.

 

Come farlo?

Avviando un coordinamento tra i comuni, facendo rispettare molte delle ordinanze che mettono ordine nel traffico e nella gestione quotidiana della città,capendo che i giardini, gli spazi verdi sopravvissuti sono parte della nostra ricchezza, non gli ultimi spazi da saccheggiare, rispettando il lavoro, cosa che non sempre gli imprenditori nostrani fanno. Difficile? Non lo so, ma non ci sono altre strade da percorrere.

La crisi della grande distribuzione…e a Piano?

In un articolo il quotidiano Repubblica mette insieme la crisi del settore della grande distribuzione, marchi famosissimi come Trony, Mercatone Uno, Mediaworld ecc. ci sono ristrutturazioni, chiusure, licenziamenti collettivi e tavoli di crisi. Questo per il semplice fatto che il mondo sta cambiando, le abitudini dei consumatori e dei venditori si sono irrimediabilmente modificate e sono gli stessi modelli del commercio al dettaglio o nei grandi centri commerciali ad essere superati.

Di fronte a tutto questo non possiamo fingere che la penisola sorrentina sia un’isola mitologica, tipo Atlantide, dove tutto ciò non ci sfiorerà mai. Ci ha già sfiorato e senza gli opportuni accorgimenti ci travolgerà. Pensate alla ristrutturazione del colosso della grande distribuzione che è proprietario del tuodì, avrà ripercussioni sul supermercato di via delle Rose, non sto parlando di Milano o realtà lontane.

La pressione dell’ecommerce unito alle promozioni, aperture domenicali e 24 su 24 dei centri commerciali poco distanti dalla penisola sorrentina rischiano di spazzare via quel poco di tessuto commerciale locale che ancora resiste.Tessuto locale, che badate bene, ha le sue responsabilità.

I commercianti locali sono poco uniti, ognuno pensa al suo orticello. Ogni tentativo di realizzare un brand comune è stato un insuccesso, penso ad esempio all’intuizione del centro commerciale naturale, che è naufragata tra liti e divisioni interne. Salvo rarissime eccezioni non si prova nemmeno ad intercettare il flusso turistico ininterrotto che invade Sorrento e transita sul nostro comune. Infine, sembra svanita ogni ricerca di tipicità, riempiendo il corso di franchising.

Che fare?

Di fronte ad una sfida così difficile serve un’alleanza tra i soggetti pubblici, le diverse imprese e i lavoratori. Detto così sembra facile, nel concreto è una mission impossibile. Intanto bisogna creare un brand e un collegamento tra tutte le imprese che offrono la vendita al dettaglio di beni, sia commerciali che artigianali. Successivamente occorre il coordinamento per immaginare delle aree di sviluppo e attrattività, fare un unico calderone pensando che il corso italia e Trinità siano la stessa cosa è uno degli errori storici.  Le aree di sviluppo servono a vincere le sfide, ad esempio  a Marina di Cassano, vincendo la sfida del collegamento Porto- centro di Piano, in modo da intercettare la massa di persone che utilizza il porto per le gite ed il diporto. Dalle aree di sviluppo bisogna inventarsi dei percorsi, perché la città è fatta anche di bellezza e di piacevoli passeggiate, io ne immagino uno legato alle produzioni artigianali, ed un altro all’enogastronomia, per farlo c’è bisogno di imprenditori coraggiosi che sfidino la grande distribuzione con la tipicità e prodotti irripetibili realizzati dal giusto capitale umano che va formato e soprattutto pagato.

La ricetta è condita da una sola parola: insieme. Senza una presa di coscienza collettiva non ne usciremo e la città sarà travolta dal cambiamento.

Non è facile, è un programma che dura anni. Ma fin ora nessuno ci ha messo mano.

 

Fonti:

http://www.repubblica.it/economia/2018/0

https://ilmanifesto.it/tuodi-cosi-si-svuotano-400-supermercati/