Ma allora la Piemme?

In pratica stiamo parlando di un capannone che fa lavorazione di tipo industriale/artigianale, all’interno dell’area di rispetto cimiteriale. La vicenda ha una sua notevole complessità, ci sono diverse ordinanza, due sentenze di due sezioni differenti del Tar, un parere legale del Comune ed addirittura un procedimento penale in corso. Le domande ancora senza risposta sono: 

  1. Il capannone è abusivo?
  2. Il Comune ha adempiuto al suo compito di vigilanza?
  3. Cosa ancora bisogna fare?

Leggendo attentamente il parere legale, il parere dell’architetto Mollo e la sentenza 4814/2015 del Tar si capisce con chiarezza che il Comune deve effettuare una nuova ricognizione degli atti rilasciati e procedere alla riadozione degli atti. Testualmente il Tar scrive: “Ritenuto inoltre che l’Amministrazione nel riesercitare il potere debba dettagliatamente indicare le opere per le quali eventualmente ingiunge la demolizione, motivando specificatamente anche in ordine alla dedotta illegittimità edilizia ed urbanistica (se relativa ad opere realizzate in difformità alle d.i.a. e s.c.i.a. presentate ovvero ad opere ad esse conformi ma non urbanisticamente legittime, indicando altresì i motivi della affermata illegittimità urbanistica), specificando altresì quale tipologia edilizia ex art. 3 DPR 380/2001 integrino le opere oggetto di ingiunzione di demolizione”.

Il tar con quella sentenza accoglie il ricorso della società Piemme e annulla l’ordinanza di demolizione, rilevando un comportamento non lineare da parte dell’ente e carente di motivazione. 

Quindi, partendo dalla domanda numero 3, il Comune deve riesaminare la questione che ha oltre cinquant’anni di storia e riadottare gli atti necessari.

Al momento, dal 2017 che è l’anno in cui l’avvocato Furno del Comune e l’architetto Mollo, progettista dell’ampliamento del cimitero, non risulta che il Comune di Piano di Sorrento abbia in alcun modo provveduto all’esercizio di una nuova ordinanza. 

Infine, la domanda uno è la più spinosa, perché a leggere la legge nazionale sul vincolo cimiteriale, sembra che ogni manufatto insistente in area di vincolo sia abusivo, ma come fa notare nel parere l’Arch. Mollo, esistendo una delibera di accordo transattivo tra i proprietari del manufatto e il Comune e come questo abbia compreso all’interno del PRG il capannone di Piemme, forse potrebbe derivare la legittimità dell’opera.

Infine, va detto che dopo questa girandola di pareri, il Segretario comunale chiese formalmente di occuparsi della vicenda, dopo il rifiuto, con motivazioni diverse di due dipendenti dell’ufficio tecnico non se ne fece più nulla. 

Mi restano dei dubbi sul mancato intervento del funzionario delegato alle sostituzioni in caso di impedimento oppure del potere sostitutivo del segretario comunale ex lege 241/90. 

Della vicenda se ne è occupato all’inizio della consiliatura il dottor Michele Maresca, cercando di fare luce su una storia che ha dell’antico e del misterioso.Credo che a questo punto valga la pena riprendere la questione e chiedere in consiglio comunale con un interrogazione: 

  • Come mai non si è proceduto ad una ricognizione degli atti riguardanti il manufatto in questione?
  • Ritiene l’amministrazione superata la questione della legittimità dell’immobile in questione?
  • I manufatti minori, oggetto di ordinanza di demolizione n°107/2014, poi annullata del tar, sono quindi a giudizio dell’amministrazione legittimi? 

Insomma, dopo aver letto tutte queste cose, invece che certezze restano solo un sacco di domande. Una sola certezza: l’inerzia della pubblica amministrazione. 

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