Dieci anni di politica

Guardarsi indietro a volte è veramente strano, soprattutto quando si tratta di pensare alle proprie passioni e di come molte cose siano cambiate nel tempo. Di cosa sto parlando?

Dieci anni fa(il 21 novembre 2008) nacquero i giovani democratici e con essi il mio impegno politico attivo, in fin dei conti facendo parte dell’assemblea nazionale ho contribuito a fondarli e all’epoca mi ricordo che per me era una gran cosa. Oggi ripensandoci non abbiamo vissuto chissà quale gran momento storico, ma la vera ‘gran cosa’ è il patrimonio di emozioni e relazioni che abbiamo costruito in quegli anni. Legami che restano oltre la distanza geografica, il tempo e molto spesso anche oltre la politica, visto che molti amici e compagni di quella stagione hanno lasciato la politica o cambiato partito.

In fondo è stata una grande palestra di vita che è servita a molti di noi a crescere, a superare magari la timidezza di chi ha letto troppi libri o giornali ed è uscito troppo poco in strada. 

La cosa più bella di quegli anni è stato il sentirsi dalla ‘parte giusta’, ho avuto la fortuna di seguire un percorso di formazione nell’ultimo grande partito strutturato, poco prima che quella struttura andasse al collasso. Ed è strano e meraviglioso sentire di condividere qualcosa con giovani del Piemonte o della Sicilia. Grazie a quell’esperienza politica ho più o meno toccato almeno una volta tutte le Regioni di Italia e sono passato in buona parte dei Comuni della Provincia di Napoli. I più nostalgici si ricorderanno i famigerati ‘garanti del tesseramento’. 

L’impegno nelle istituzioni è diverso. La quotidianità ti travolge e talvolta sottrae tempo alle riflessioni di maggiore respiro. Oggi la politica è molto veloce e dieci anni sono diventati un’eternità. Certe giornate la nostalgia vince e il ritornello de ‘L’avvelenata ”  di Guccini si fa avanti con prepotenza, ma in fondo devo dire che è un’esperienza vissuta con intensità da cui si può soltanto imparare tanto che auguro veramente a tutti. Spero, dopo dieci anni di essere rimasto, almeno un po’, il solito don Chisciotte che ce l’ha con le ingiustizie. 

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