La sinistra che non fa la sinistra

Essere completamente tagliati fuori dal dibattito nazionale, se non come quelli che inseguono Salvini su temi, seppur giusti dal punto di vista etico, non fanno altro che aumentare il consenso di quest’ ultimo.

Essere individuati come il partito che tutela i ricchi, le lobbies, con la puzza sotto il naso e la testa fra le nuvole è qualcosa che mi fa molto male. Di certo dobbiamo dire che negli ultimi anni il contrasto tra quanto si diceva (la narrazione) e quanto le persone vivevano (la realtà) è stato stridente.

Di certo la soluzione non è cambiare il nome. Se i metodi e le persone restano le stesse. Anzi, non si farebbe altro che frazionare l’atomo, il nulla.

La soluzione a mio avviso è il congresso. Se da parte del gruppo dirigente attuale non si vuole l’autoestinzione deve essere un congresso fatto di contenuti, di idee e di organizzazione. Rispondere per una volta alla domanda che mi fanno in molti: a che serve iscriversi al PD? Diamo un senso ai militanti, utilizziamo le nuove tecnologie per decidere una buona volta una linea politica. Scegliamo come selezionare una classe dirigente, usiamo il merito però, non la fedeltà. Di fedeli al capo di turno ne abbiamo abbastanza.

Io ho deciso di restare nel PD per partecipare a questa discussione, nella speranza che ci sarà. Per me è l’ultima chance, altrimenti bisognerà costruire qualcosa altrove.

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