La crisi della grande distribuzione…e a Piano?

In un articolo il quotidiano Repubblica mette insieme la crisi del settore della grande distribuzione, marchi famosissimi come Trony, Mercatone Uno, Mediaworld ecc. ci sono ristrutturazioni, chiusure, licenziamenti collettivi e tavoli di crisi. Questo per il semplice fatto che il mondo sta cambiando, le abitudini dei consumatori e dei venditori si sono irrimediabilmente modificate e sono gli stessi modelli del commercio al dettaglio o nei grandi centri commerciali ad essere superati.

Di fronte a tutto questo non possiamo fingere che la penisola sorrentina sia un’isola mitologica, tipo Atlantide, dove tutto ciò non ci sfiorerà mai. Ci ha già sfiorato e senza gli opportuni accorgimenti ci travolgerà. Pensate alla ristrutturazione del colosso della grande distribuzione che è proprietario del tuodì, avrà ripercussioni sul supermercato di via delle Rose, non sto parlando di Milano o realtà lontane.

La pressione dell’ecommerce unito alle promozioni, aperture domenicali e 24 su 24 dei centri commerciali poco distanti dalla penisola sorrentina rischiano di spazzare via quel poco di tessuto commerciale locale che ancora resiste.Tessuto locale, che badate bene, ha le sue responsabilità.

I commercianti locali sono poco uniti, ognuno pensa al suo orticello. Ogni tentativo di realizzare un brand comune è stato un insuccesso, penso ad esempio all’intuizione del centro commerciale naturale, che è naufragata tra liti e divisioni interne. Salvo rarissime eccezioni non si prova nemmeno ad intercettare il flusso turistico ininterrotto che invade Sorrento e transita sul nostro comune. Infine, sembra svanita ogni ricerca di tipicità, riempiendo il corso di franchising.

Che fare?

Di fronte ad una sfida così difficile serve un’alleanza tra i soggetti pubblici, le diverse imprese e i lavoratori. Detto così sembra facile, nel concreto è una mission impossibile. Intanto bisogna creare un brand e un collegamento tra tutte le imprese che offrono la vendita al dettaglio di beni, sia commerciali che artigianali. Successivamente occorre il coordinamento per immaginare delle aree di sviluppo e attrattività, fare un unico calderone pensando che il corso italia e Trinità siano la stessa cosa è uno degli errori storici.  Le aree di sviluppo servono a vincere le sfide, ad esempio  a Marina di Cassano, vincendo la sfida del collegamento Porto- centro di Piano, in modo da intercettare la massa di persone che utilizza il porto per le gite ed il diporto. Dalle aree di sviluppo bisogna inventarsi dei percorsi, perché la città è fatta anche di bellezza e di piacevoli passeggiate, io ne immagino uno legato alle produzioni artigianali, ed un altro all’enogastronomia, per farlo c’è bisogno di imprenditori coraggiosi che sfidino la grande distribuzione con la tipicità e prodotti irripetibili realizzati dal giusto capitale umano che va formato e soprattutto pagato.

La ricetta è condita da una sola parola: insieme. Senza una presa di coscienza collettiva non ne usciremo e la città sarà travolta dal cambiamento.

Non è facile, è un programma che dura anni. Ma fin ora nessuno ci ha messo mano.

 

Fonti:

http://www.repubblica.it/economia/2018/0

https://ilmanifesto.it/tuodi-cosi-si-svuotano-400-supermercati/

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