Il problema non è Casapoud: siamo noi.

 

Non ha senso recriminare se si occupa uno spazio politico che altri hanno lasciato vuoto. Gli altri, appunto siamo noi.

 

La sinistra ha abbandonato tutti i luoghi del disagio, tutte le periferie, sia urbane che virtuali dove si trovano, spesso nascosti al resto della società: gli ultimi.

Prendiamo per esempio le raccolte alimentari, il semplice fatto che in penisola ci siano persone che ne hanno bisogno deve farci riflettere. Ovviamente non ce ne siamo neppure accorti.

Siamo troppo presi dai nostri congressi, dalle nostre scissioni, dai litigi, da chi è sempre più a sinistra di qualcun altro. Poi però nella società non ci stiamo.

Non basta avere le idee migliori, il personale politico più qualificato (ammesso che sia vero) o parlare per due ore della legge elettorale.

 

A tutti i livelli abbiamo dimenticato che lo scopo della politica non è arrivare al governo, ma cambiare la vita delle persone. In meglio, soprattutto se si è degli inguaribili romantici di sinistra.

Non è un post di autocommiserazione, vorrei che iniziassimo ad interrogarci sul come appassionarci di nuovo al bene comune, cercando di capire che sono di più i valori di fondo che ci tengono insieme che delle sfumature che ci possono dividere. Questo è un appello all’impegno, a tornare per chi l’ha già fatto, ad iniziare per chi non si è mai interessato.

 

Lo spirito da recuperare è quello dei movimenti che portarono al referendum su acqua pubblica e nucleare, tra l’altro abbondantemente vinti.

Quale può essere lo strumento? In alcune città le anime (perse?) della sinistra si ritrovano nell’Arci o nell’Anpi, può valere in penisola sorrentina un soggetto simile, viste le difficoltà  che hanno i partiti?

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